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Guia Ilustrado de Graffiti e quadrinhos - os caçadores
Há pelo menos 35.000 anos os povos caçadores pintaram ou gravaram desenhos sobre ossos e pedras em diferentes lugares do mundo...
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L'ANIMALE MAGICO E LE IMMAGINI DELL'UOMO
Immagino i miei antenati dell’etá del gelo mentre corrono nei boschi per cacciare un’animale: l’adrenalina nella lotta di vita-morte e l’istinto nel faccia a faccia con l’essere cacciato. Credo che col tempo, questi uomini abbiano sviluppato un profondo rispetto per la preda, dalla quale dipendeva peraltro la vita e l’economia di tutti loro. L’animale era quindi alimento, vestito, strumento e amuleto. Mi sembra naturale che sia stato proprio lui il tema delle prime immagini registrate dall’uomo.
Mi hanno insegnato che gli animali dipinti nelle pitture rupestri servivano per propiziare una buona caccia. Poi peró ho scoperto che non tutti gli animali disegnati dai popoli cacciatori facevano parte della loro dieta. La renna in particolare, era il principale alimento dell’epoca peró é quasi completamente assente nelle rappresentazioni. Anche le immagini di animali feriti sono poche, cosí come le figure umane che vengono indicate con segnali di genitali maschili e femminili. La presenza di segnali di questo tipo vicino alle figure di animali ha portato André Leroy-Gourhan a formulare l’ipotesi di un culto della fertilitá, dove le ferite, associate ai segni femminili, indicavano un’alternarsi di significati di vita e morte.
Le grotte dove sono stati realizzati questi disegni assumono cosí le proprietá di un utero materno, dove la realizzazione delle pitture accompagna un rituale per noi oscuro, ma che forse assomiglia molto all’istituzione totemica del binú, caratteristica dei Dogon del Mali. Per questi popoli, la produzione di immagini nelle pareti dei santuari ripete l’archetipo della formazione del mondo da parte di Amma, divinitá che avrebbe inciso sulle pareti della placenta dell’universo, allora in formazione, i segni stilizzati che sono all’origine delle entitá, o principi spirituali, di tutte le cose reali.
Nel rituale, la ripetizione di gesti paradigmatici compiuti da un’entitá ancestrale, serve a sopprimere il tempo trascorso. Riprodurre la stessa azione ciclicamente fa si che questa diventi sacra. La produzione di immagini si lega quindi alla percezione spirituale e religiosa della vita ed é parte fondamentale di riti, come quelli di passaggio dei giovani alla vita adulta, dove erano trasmesse la storia e le tradizioni segrete della tribú. Tra i molti strumenti utilizzati per questo fine tra i popoli che non conoscevano la scritta, le immagini permettevano di aprire una porta fantastica sull’invisibile e sul mistero della morte.
Nella tradizione siberiana la realizzazione di queste cerimonie é responsabilitá dello sciamano, che nelle pitture rupestri é raffigurato vestendo una maschera, probabilmente la pelle di un animale, del quale incorpora le proprietá - anche attraverso il sacrificio e l’ingestione della carne, o comunione. Nella grotta Trois fréres (Arriége – Francia), lo sciamano appare con la pelle di un cervo, animale che cambia le corna ogni primavera e che viene associato per questo alla feconditá e al ritmo di crescita della natura. A Lascaux é stata dipinta una scena che mostra il nostro sacerdote con una testa di uccello, vicino ad un bisonte ferito da una lancia. Le viscere dell’animale fuoriescono dall’adome mentre lo sciamano, con a fianco un bastone, anch’esso sormontato da un uccello, appare con un’erezione.
Gli animali uccisi e utilizzati nel rituale avevano la funzione di psicopompi, o guide dell’anima nell’oltretomba. Uno sciamano ha descritto questo viaggio come un percorso lungo un fiume, alla fine del quale si trova l’isola dei morti e dove l’ anima rimane fino al momento di raggiungere in volo il mondo superiore, prima di rincarnarsi. Il viaggio ‘all’inferno’, l’attraversamento del fiume ed il ritorno alla vita é il tema base di miti, racconti e tradizioni religiose di tutti i tempi, basti ricordare Orfeo, Psiche, la Divina Commedia e la propria resurrezione di Cristo. Il libro dei Morti egiziano, che conteneva formule rituali da recitare nell’oltretomba, é spesso accompagnato da immagini che illustrano le tappe di questo percorso: l’apertura della bocca del defunto per farne fuoriuscire l’anima, il sarcofago trasportato da una barca, il pesaggio dell’anima, etc. La figura dello sciamano con la maschera animale puó essere riconosciuta nell’antico Egitto nelle divinitá zoomorfe.
Con l’avvento dell’agricoltura gli animali cominciano ad essere distinti tra domestici e selvaggi. In questo contesto sono impiegati per classificare clan, luoghi, costellazioni e servono anche per l’elaborazione della scritta pittografica. Tra i greci la storia degli argonauti riprende il tema dello sciamano mascherato. Il loro leader, Giasone, aveva appreso la medicina da un’essere con il corpo di cavallo, il centauro Chirone. Il gruppo di eroi deve recuperare il vello d’oro, una pelle di ariete donata da Ermes - incarnazione del principio di comunicazione tra l’umano e il divino - che investe l’eroe di potere.
La figura dell’uomo-animale peró assume anche un’altro significato: il Minotauro nel labirinto esemplifica la lotta dell’uomo impegnato a vincere i propri istinti. Nell’etá classica questa lotta puó essere percepita inoltre come quella di una civiltá che esalta la ragione e cerca di liberarsi della superstizione degli antichi culti. Questa posizione sará caratteristica anche del cristianesimo, quando poco a poco all’immagine di Pan si sovrappone quella del diavolo con la testa di capro, condannato assieme ai culti pagani.
Il Medioevo é ‘l’epoca d’oro’ delle immagini di animali fantastici che assumono svariate forme e significati. Il grifone, la sirena, l’unicorno e la fenice appaiono nei manoscritti, sulle pietre delle cattedrali e nei sigilli, per proteggere e ammonire. L’animale come veicolo di un percorso spirituale appare ancora in diversi contesti. Nell’islam é il burak, creatura col corpo di cavallo e la testa umana che trasporta Maometto nel Viaggio Notturno del Profeta. La continuitá delle antiche tradizioni é testemoniata anche da Carlo Ginzburg, che ha raccolto testi dell’inquisizione nei quali un popolano, che si dice ‘benandante’, dichiara di andare di notte ‘con lo spirito’ a cavallo di lepri, conigli ed altri animali a combattere contro streghe e maghi per propiziare la fertilitá della terra.
Ancora oggi la realizzazione di feste stagionali come il carnevale ripete l’usanza caratteristica di popoli anteriori all’invenzione della scritta (e al monoteismo) di concepire il tempo come ciclico e di ripetere ogni anno una festa catartica che spurga i fantasmi e le sofferenze per celebrare l’arrivo della primavera. La pelliccia dello sciamano é oggi la maschera festiva che permette di sovvertire momentaneamente l’ordine sociale e purificarsi. Da Topolino all’Era del Gelo gli animali continuano ad occupare un posto d’onore tra le immagini dell’uomo. Sono stati peró umanizzati da cittadini ogni volta piú lontani dalla natura e dalla percezione magica della sacralitá della vita. L’animale reale é sempre piú distante. Sembra quasi destinato a diventare un essere di fantasia.


Texto realizado para a revista vistual Animal Raw Art Belo Horizonte 2007
Testo per la rivista virtual Animal Raw Art
Belo Horizonte 2007
L’animale magico e le immagini dell’uomo
Immagino i miei antenati dell’etá del gelo mentre corrono nei boschi per cacciare un’animale: l’adrenalina nella lotta di vita-morte e l’istinto nel faccia a faccia con l’essere cacciato.
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